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# ACT::REACT
a cura di Digicult (Marco Mancuso)

L’impatto comunicativo delle tecnologie negli aspetti più comuni della vita di tutti i giorni si traduce attraverso due opposti approcci sensoriali: una graduale perdita di contatto con la realtà e un progressivo overload sinestetico. In questa dicotomia si articola oggi il lavoro degli artisti multimediali, coloro in grado di tradurre emozioni e significati in un circuito uniforme di suoni e immagini, mentre la nuova frontiera della multimedialità (termine per tanto tempo abusato e oggi paradossalmente dal sapore un po’ retrò) si muove tra i concetti di interazione e interattività.

In altri termini assistiamo oggi a un effettivo impoverimento della realtà sensoriale. Questo scenario è il risultato di due spinte apparentemente opposte: da una parte la de-materializzazione e dall’altra il frastuono sensoriale. La tendenza a una riduzione del contatto corporeo con la realtà si è generata soprattutto nel mondo dei media che sta diventando un universo di pura superficie (il monitor), se non addirittura di pura virtualità (la scena dietro e dentro di esso). Il frastuono sensoriale rappresenta invece l’estremo opposto dell’impoverimento, tuttavia né è intrinsecamente collegato. Gli stessi media che sono il regno dell’inconsistenza, sono cioè anti-corporali, sono anche rumorosi, imbottiti di stridori visivi e guizzanti di abbagliamenti sonori.

Consapevolmente immersi in questo inquinamento sensoriale, gli artisti che si occupano della sinestesia possono percorrere una sola strada: quella della riduzione della ridondanza e della futile originalità, tenendo presente che oggetti, artefatti e ambienti non sono solo forme ma fattori che provocano un aggregato di sensazioni. Da manipolare coerentemente.

Per molti artisti la progettazione di un impianto audio-video non si traduce in un semplice oggetto sinestetico o in un prodotto performativo nella tradizione classica della rappresentazione artistica, ma in un vero e proprio corpo macchina interattivo, che agevola cioè sia l’interattività tra uomo e computer, sia l’interazione tra le persone tramite la macchina stessa. Lasciandosi coraggiosamente alle spalle l’idea dell’artista al centro della sua performance, essi regalano la propria opera al pubblico mettendosi in disparte e osservandone la metamorfosi, modellandola come un tramite di comunicazione tra le persone, rendendola anello essenziale per un corto circuito perfetto tra uomo e tecnologia.

Il Peam 2005 presenta quindi, in collaborazione con Digicult e in anteprima nazionale, una rassegna di artisti che con i loro lavori esplorano i due elementi principali della futura creatività artistica mediante le tecnologie: l’interattività sempre più profonda tra uomo e macchina nonché la delocalizzazione psico-geografica dello spettatore nei confronti dell’opera, mediante un rapporto tecno-sensoriale forte, profondo, ma mai invasivo.

Inviare proposte da bando seguendo le informazioni contenute nell'entry form. Si consiglia di contattare i curatori prima dell'invio delle proposte.

Il progetto potrebbe subire delle variazioni.